
Cliente
Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise
Anno
05/2021
Agenzia
LifeGate
Testi
Camilla Soldati
Una storia di persone, animali e natura. Nel cuore di un Parco centenario
Un viaggio nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, alla scoperta dei suoi 24 paesi, dei volti, dei territori che raccontano di conservazione e convivenza.
“ll Parco è casa.”
È una delle frasi – e delle sensazioni – che più abbiamo sentito all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) e che racchiude l’essenza e il senso più profondo del luogo in cui ci troviamo. Siamo in uno dei parchi nazionali più “anziani” d’Italia, fondato nel 1922, che sta per compiere un secolo di storia. Vogliamo portarvi alla sua scoperta.
Il Parco è casa per gli animali, per le piante, con specie uniche al mondo, ma anche per le persone. È questa una delle sue caratteristiche: l’essere umano non è fuori dai suoi confini, come succede con i famosi Parchi nazionali americani, ma è parte integrante di questa storia in continua evoluzione.




I due cuori pulsanti del Parco: la natura e le persone
Lo testimoniano le persone che abbiamo incontrato nel nostro viaggio all’interno di tutto il Parco, che ci ha permesso di conoscere questo territorio attraverso le storie di chi dedica la propria vita e la propria professione alla sua protezione.
Chi viene nel Parco deve sapere che si trova in un posto speciale.
Nel viaggio attraverso il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise c’era anche Tamara Lunger, alpinista di origini altoatesine che insieme a noi ha scoperto e conosciuto l’anima di questa area protetta. Il suo vivere la montagna e la natura è la ricerca di un equilibrio con gli elementi, nel rispetto del suo passo.
Il versante laziale si può riassumere in due parole: agricoltura e natura, e la fusione di queste due. Questo angolo di Parco è dove le tradizioni legate alla terra rimangono e si fanno sentire più forti.
Gregorio Rotolo
Ho avuto la fortuna di conoscere Gregorio Rotolo, allevatore e selezionatore di ovini, imprenditore serio e illuminato che come pochi ha saputo rinnovare e innovare l’allevamento di ovini in montagna, portandolo nel terzo millennio con la forza di idee nuove, ma fortemente radicate nella tradizione abruzzese.